OGNI PARETE é UNA PAGINA DA SCRIVERE

Che occasione trovarsi di fronte un foglio bianco che finalmente prende tridimensionalità. Il sogno di ogni grafico. La relazione tra pareti, spazi, arredi e quadri mi è sempre sembrata un gioco complicato ma divertentissimo. Dar voce ai muri è entusiasmante. Ci sono pareti silenziose o timide, e altre ridondanti e allegre. Pareti che meditano, altre che urlano. E tutte possono stare sotto lo stesso tetto, come stanno dentro di noi.

VIVE E VEGETE
L'equilibrio tra pieni e vuoti  è fondamentale. Da collezionista compulsivo, mi sono dovuto confrontare da subito con l'argomento, e il mio essere grafico in questo mi ha molto aiutato. Riuscire a far stare tanti oggetti  - che siano quadri, libri o sculture - in poco spazio o in spazi enormi, senza che questi si diano fastidio reciprocamente o diano la soffocante sensazione di "troppo pieno", è complicato. Intanto bisogna avere buona fantasia per immaginare "il posto" delle cose, e non aver paura di provare e cambiare continuamente finché l'equilibrio non sia soddisfacente. Non bisogna nemmeno avere paura degli abbinamenti impossibili, e del continuo evolvere di una parete, o mensola che sia. Cambiare, aggiungere, togliere... Una parete è viva, come siamo vivi noi e i nostri gusti. Il grande e il piccolo sono concetti relativi, è sempre e ancora l'equilibrio che conta. Una cosa piccola ma con un forte impatto visivo può riempire tranquillamente una grande parete, se non addirittura una stanza. Al contrario, un grande quadro può non vedersi o passare inosservato per la sua banalità (o perché è stato illuminato male). I miei amici sono sempre sorpresi nel vedere come certi oggetti presi nei mercatini, da loro definiti "paccottiglia", assumano dignità e un'inaspettata bellezza una volta "impaginati" e abbinati in casa. Così come certi quadri o grafiche improbabili trovano una loro armonia una volta appesi insieme. Sia chiaro, questo si può fare anche con budget limitatissimi. Anzi, così è ancora più stimolante.

MANIFESTI
Scelgo un quadro o un oggetto con il cuore. Deve piacere, raccontare qualcosa di me. Che sia un rigurgito della memoria o l'aspirazione a un futuro diverso, questo si deve sentire, sempre. C'è una bella differenza tra una scelta vissuta e un mero e ineccepibile esercizio estetico. Faccio alcuni esempi: nell'amore per il colore io vivo la ribellione alla paura; la gente non si veste di colori, ne è spesso terrorizzata (guardatevi intorno in metropolitana). Prima l'ho appeso alle pareti, poi l'ho indossato. I miei muri danno energia, sempre. Mi ricordano le mie scelte, le mie aspirazioni, le paure e il coraggio. Da qui l'amore per autori come Bruno Munari o Julio Le Parc. Nel vintage c'è tutto il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, della formazione del gusto. Un pezzo di una vecchia insegna dismessa cita, per esempio, il mio lavoro di grafico. Se volete fare esercizio, registratevi su Pinterest (nuovo social network di cui sono appassionato): qui la ricerca non ha limiti. 

CAOS CALMO
Se ho un quadro o un'immagine che ritengo abbia un significato forte (e non necessariamente un valore alto, può anche essere una pagina strappata da un giornale) allora lo isolo, gli creo una sorta di altare. La parete nuda intorno a lui diventa un enorme passe-partout e, se posso, sopra gli punto anche una luce. Cosa che ti costringe a fermarti e chiederti perché sia lì, non puoi non notarlo. Deve comunque e sempre colloquiare con quello che ha intorno, che sia un tavolo o una poltrona. Cerco allineamenti, corrispondenze cromatiche o calcolate distonie di stile. Difficilmente seguo la simmetria, anzi, al contrario, la evito.  Mi permette di cercare e trovare l'equilibrio con altro. La sorpresa diverte chi la sa cogliere. Se invece ho voglia di abbinare cose diverse tra loro per forma e stile, allora l'effetto quadreria o collage è l'ideale. Parto da un nucleo originario appoggiato allo spigolo di una parete o allineato allo stipite di una porta e poi, a poco a poco, aggiungo nuovi acquisti. L'alternanza tra spazio vuoto e zone d'accumulo funziona. L'importante è che il caos sia sempre contenuto in una forma ordinata e rassicurante. L'ho imparato guardando i vecchi kimono giapponesi, la forma perfetta e rigorosa dell'abito contiene una quantità di fantasie, colori e forme che non metteremmo mai insieme. Eppure, l'effetto è armonioso e stupefacente. Provare per credere. Regola fondamentale: quando trasloco o faccio una consulenza, lascio sempre le pareti per ultime. 

COMPROMESSO VINCENTE
Prima i mobili, poi le luci e infine i quadri, a causa degli equilibri che cambiano completamente.  Sto ore  a studiare i volumi degli spazi, il peso dei muri vuoti e le relazioni tra loro, la luce, la vivibilità dei luoghi e la visuale da seduti, sdraiati o in piedi.  Poi, come preso da un raptus, comincio ad appendere. Le mie case tendono sempre ad essere un involucro neutro, che non invecchia, per poter accogliere nel tempo mobili, quadri o oggetti sempre diversi. Il convivere con un'altra persona, e dei bambini, ha dato un valore pratico, oltreché estetico, alle scelte. E il necessario compromesso ha dato risultati inaspettati.