SERIALE E TOTEMICO

L’odore di naftalina esce dai vecchi armadi delle nonne e rimane addosso ai cambi di stagione, ed è subito memoria. Il recupero della memoria è l’anima del lavoro presentato in mostra. In una quadreria dal gusto ottocentesco 5 serie di immagini perse e recuperate in sconosciute soffitte (cerbiatti affamati, l’orgoglio mio, sfide, bisbocce e gradische) tentano di suggerire racconti celati e impossibili. Chi sono quelle persone? Chi ha dimenticato queste foto? Saranno ancora vivi? Come si conoscono? Sarà stato un buon padre? Chi ha vinto?

Un Grande Fratello impolverato di cui diventiamo gli sceneggiatori, combattuti tra l’imbarazzo di sbirciare nella vita di sconosciuti e la curiosità di studiarne i dettagli per avere un qualsiasi appiglio. Un braccio teso, un tacco appuntito contro un polpaccio, un guanto troppo stretto, un panino morsicato, un cane nascosto, una vecchia tovaglia, una dedica sibillina, la direzione di uno sguardo, una posa forzata, una mano che dice più del dovuto, un muscolo del viso che forse svela una preoccupazione. Ma non basta fermarsi e guardare, bisogna spostarsi e vedere i lati oscuri, o la luce nascosta. Bisogna riuscire a dare profondità a ciò che l’abitudine ci fa sembrare ormai piatto.

L’artista, con tridimensionalità e sottolineature colorate, tenta un suo impossibile racconto, e con l’ossessivo cercare, archiviare, stampare, tagliare, impilare e incollare trasmette quell’amore e quella morte che i suoi occhi e le sue mani devono espiare. C’è l’abitudine a un passato che è ricchezza e prigione. C’è la paura a guardare o a essere visti. C’è la seduzione di un gioco e l’arroganza di una scelta. C’è la possibilità di perdere il pensiero per ritrovare l’infinito, banale, ripetitivo e rasserenante gesto in cui riuscire a perdersi nuovamente.

Poi c’è il feticcio, il numero sette nascosto nella misura dei quadrati, nella loro distanza e nel numero dei livelli. E ci sono i fiori di una nonna dai capelli rosati, il bastone nodoso con il pomolo d’argento bozzato e uno scialle maròn. Perfettamente preservato dalle tarme.

A.M.G.