APOLLO E DAFNE

Maschile versus  femminile. La paura, l'amore cattivo, la fuga, l'isolamento, la meditazione, la metamorfosi.


PIERINO PORCOSPINO e EDWARD MANI DI FORBICE

Le appendici, il diverso, la paura, i timidi ribelli.

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Oh,che schifo quel bambino!
E Pierino il Porcospino
Egli ha l'unghie smisurate,
che non furon mai tagliate.
I capelli sulla testa
gli han formato una foresta
densa,sporca, puzzolente.
E di lui dice la gente
Oh che schifo quel bambino!
E Pierino Porcospino.

D.r. Hoffman



IL BUDDAH DALLE 1000 MANI

La compresenza, il fascino del molteplice, l'aiuto, il divino.

Il bodhisattva dalle mille braccia e dagli undici volti
Guānyīn con undici teste (十一面 shíyī miàn) e mille braccia (千手 qiānshǒu).

Una delle forme più diffuse, non solo in Cina, del bodhisattva Avalokiteśvara-Guānyīn è nella sua forma di Sahasrabujia (sanscrito, cin. 千手觀音Qiānshǒu Guānyīn, giapp. Senshu Kannon) ovvero con mille braccia (quattro in evidenza e miriadi di braccia sullo sfondo) le cui mani contengono un occhio. Ci sono diversi sutra che trattano di questa figura tra cui il Nīlakaṇṭha-dhāraṇī (tra le versioni il 手千眼觀世音菩薩大悲心陀羅尼, Qiānshǒu qiānyǎn guānshìyīn púsà dàbēixīn tuóluóní) per lo più conservati nel Mìjiàobù (T.D. dal 1057 al 1064). Il singnificato di questa rappresentazione (molteplicità degli occhi e delle braccia) inerisce al ruolo di mahākaruṇā (sanscrito, cin. 大悲 dàbēi, Grande compassione) rappresentato da questo bodhisattva pronto a raccogliere le richieste di aiuto di tutti gli esseri. 
Questa rappresentazione è accompagnata ad un'altra che vuole Guānyīn con undici volti (sans. Ekādaśa-mukha Avalokiteśvara, cin. 十一面觀音 Shíyī miàn Guānyīn ). Anche in questo caso vi sono molti sutra dedicati come il Avalokitêśvara-ekadaśamukha-dhāraṇī (十一面觀世音神呪經 Shíyīmiàn guānshìyīn shénzhòu jīng, T.D. 1070.20.149-152). Il significato di questa rappresentazione appartiene per lo più al Buddhismo esoterico, ma alcune leggende vogliono che alla vista delle sofferenze degli esseri confinati negli inferni, Guānyīn si spaccò la testa dal dolore in undici parti. Amithāba tramutò questi frammenti in singole teste di cui la decima è demoniaca (per spaventare i demòni) mentre l'undicesima è il volto dello stesso Amithāba di cui Guānyīn è una emanazione. Una interpretazione simbolica meno leggendaria vuole che i dieci volti collocati insieme al volto di Guānyīn indichino i dieci stadi (sans. daśa-bhūmi, cin. 十住 shízhù) del percorso del bodhisattva che si concludono con lo stadio della buddhità (indicato come 灌頂住 guàndǐng zhù).

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