L’era è quello che è. L’inflazione delle immagini ha raggiunto curve da Dow Jones in tempi non sospetti. In ogni senso.

Del resto siamo anche oltre il 90-60-90. Le immagini hanno seni XL, vite magre e gambe corte, molto corte. Le chiameremo Cow Jones. Ecco: il future sulle Cow Jones restituisce una crescita esponenziale, come era prevedibile. Le immagini sono ovunque. Dagli smartphone al web transitano a profusione, e il passaggio in strada, sui mitologici tabelloni pubblicitari, è giustificato solo dall’esistenza pervicace di certi occhi nati prima degli anni Cinquanta, poveri. Quelli abituati a vedere le immagini solo se stampate (chi le stampa più?), e solo alla luce (il greco non tradisce: phos, photòs). Del resto era l’epoca in cui le foto emergevano dal buio della camera oscura, in una dialettica analogica ormai quasi preistorica, sicuramente manichea (orrore): remoti i tempi in cui si conservavano le foto sotto cornice o nel cassetto di qualche comò, in soffitta. Ma il miracolo può accadere. Rens è andato in soffitta e ne ha ritrovate alcune. Cosa è successo? Due cose.

1. Scegliendole gli ha restituito una dimensione spaziale, persa invece nell’inconsistenza materica usa e getta delle web images.

2. Tagliandole e ricomponendole in una terza dimensione, a strati, ha scavato, oltre che nello spazio, anche nel tempo. Per riportare al presente: quotidianità domestiche antiche (due bambini giocano a scacchi in un dove e un quando volutamente vaghi e quindi tanto più lontani); piante e fiori, altrimenti destinati alla decadenza (se ne è già discusso in Parlamento); infine colori in forme astratte (come estrema sintesi dei due soggetti appena citati, la lezione è di Kandinskij), non a caso geometriche. Perchè nella diaspora delle immagini c’è molta poca geometria. E se è vero che la fotografia è (anche) una simulazione della realtà, tanto più reale quanto meno esplicito è l’intervento dell’autore, il cerchio rosso intorno all’occhio della nonna o il rilievo piramidale dato all’ala dell’angioletto seriale, manomettono le regole del gioco, facendole per converso risaltare di più. L’intervento dell’autore è esplicito, non celato dietro l’obiettivo: eppure ciò che vediamo non è mai stato così reale.

Serve ancora discuterne?                        

Mathia Pagani

Io cerco, trovo e raccolgo.
Cerco trovo e raccolgo.
Cerco trovo e creo.
Cerco tra i miei antenati e li faccio raccontare.
Cerco tra i vostri antenati e li faccio raccontare.
Cerco tra i colori.
Cerco nei prati.
Cerco la luce e il movimento
E cerco lo sguardo.

Quello che sembra piatto si svela.
Quello che è fermo si muove.

Un’idea è piatta.
Un fiore è piatto.
Una nonna è piatta.
Una vita è piatta.
Ma basta un passo, e non lo sono più.
Perché non farne dieci di passi?
I nasi si allungano, le tette si gonfiano,
le foglie si muovono.
Angolazioni.
Sorpresa.

Il colore è stata la mia prima ribellione.
Vestivo di grigio, blu e marrone. Poi basta.
Il colore è il mio lavoro.
CMYK, strati nascosti dietro ogni immagine.
Il sette è il mio orsacchiotto. Un feticcio. La mia culla ne è piena.
Il quadrato è la pace col cuore. Mia moglie è quadrata,
e per lei li ho disegnati la prima volta.
Gli strati sono terrazze da cui guardo il mondo.
Sono il tempo che passa.
Sono il trucco che rende l’accumulo una magia.
I fiori, gli alberi, gli insetti e le pietre erano
i miei compagni di giochi quando ero la piccola Heidi.
Mi mancano e li voglio ancora con me.
Tagliare, incollare, tagliare, incollare, tagliare, incollare,
è la mia piccola morte dove riposo il pensiero.

E ora ascolto i vostri occhi per scoprire le paure e gli amori.
Vi guardo mentre entrate nei miei labirinti colorati.
A volte bui, a volte no.

Sorrido commosso perché la mia amatissima nonna
oggi è qui e parla ancora.

Alfred Drago Rens