COME NASCONO LE MIE ULTIME OPERE


I percorsi sono due, uno legato al puro colore l’altro a immagini fotografiche (generalmente fiori o persone).

Affronto questi due soggetti utilizzando quelli che io definisco “ziggurat”. Si tratta di piramidine di carta formate da 7 quadrati di carta concentrici impilati, incollati e distanziati tra loro. Questo mi permette di ottenere un effetto tridimensionale straniante o deformante che varia in base alla posizione degli stessi, di chi guarda o alla luce nell’ambiente. Gli ziggurat vengono utilizzati o per enfatizzare una forma (nel caso degli ironici nudi), dare volume (nel caso dei fiori) o deformare (nel caso dei ritratti). Con luce piatta, ponendosi frontalmente, gli ziggurat quasi si annullano e l'immagine si percepisce nella sua bidimensionali. Basta dondolare un pochino, o camminare, e tutto prende vita. 

Tutte le opere sono realizzate con stampe a getto d’inchiostro su carta Epson Premium Glossy Photo Paper. Una volta definiti i colori o scelte le immagini predispongo il disegno dei 7 quadrati di ogni ziggurat su fogli A3 o A2 e li stampo. Successivamente vengono tagliati tutti a mano e montati in sequenza con uno spessore di laminil di 3 millimetri. La base degli ziggurat è 7 cm. e sono distanziati tra loro di 7 mm., ogni ziggurat è composto da 7 livelli, numero feticcio legato alla mia data di nascita (27/07/1970).

Il quadrato nasce come omaggio a mia moglie, è una forma che la rappresenta bene.

Sovrapposizione, ricerca, accumulo e ossessione fanno parte della mia poetica da sempre.

Le foto provengono o da miei archivi di famiglia o da ricerche su archivi on-line o da bancarelle di antiquariato. Ispirato dalla psicogenealogia di A. Jodorwsky ho cercato per anni nel mio albero genealogico raccogliendo una notevole quantità di materiale, questa la partenza. La frustrazione di non poter sapere dei miei antenati più di quello che i racconti mi dicessero mi ha portato a “truccarli” con forme geometriche colorate che ne interpretassero il carattere per poi dargli volume con i miei ziggurat. La deformazione visiva mi aiuta ad immaginarne poliedricità e complessità. Mi concedo la possibilità di raccontarmi altre storie. Ai ritratti di persone viventi, che conosco,  non sovrappongo geometrie colorate. Leggerli è più immediato, con gli ziggurat gli restituisco quella complessità e quella sorpresa che l’abitudine mi nasconde.

I fiori non sono fotografati ma acquistati e messi su scanner con dei fondi colorati che filtrano o meno la luce, dandomi gli effetti che cerco.